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Review at Kronic.it :
http://www.kronic.it/artGet.aspx?cID=19929

Rose Clouds of Holocaust Part II
Partiti con un ottimo debutto (Nighttime Nightrhymes), il percorso musicale dei danesi capitanati da Kim Larsen ha conosciuto una lenta parabola discendente che è terminata con un debole “Lucifer”, notturno ma soporifero e noioso. Il recentissimo “Sonnenheim” si avvale della collaborazione di una manciata di musicisti, tra cui il fondamentale apporto di Andreas Ritter dei Forseti.

Le ballate nebbiose e sussurrate di “Lucifer” sono state rifilate in un dimenticatoio per far posto ad un album più ricco e dinamico che trova molti riferimenti in “Rose Clouds of Holocaust” dei Death In June.
“Nighttime in Sonnenheim” sembra una song scartata dalle session del succitato album di Douglas P. ,
come anche la malinconica “Summer Solstice”,
un inizio folgorante che non mancherà di far sognare fans vecchi (soprattutto) e nuovi del confuso mondo neo-folk. “Honour” si avvale di una chitarra selvaggia che la posiziona affianco a certe cose dei Forseti,
mentre i fantasmi delle rose dell’olocausto si materializzano nuovamente nell’evocativa “Wonderful Wonderful Sun”. “Camouflage” e “Lieblos Hin Zur Dunkleheit“ si presentano sotto un tappeto fitto ed urticante di samples industriali, mentre la fosca “Hail Hail Hail” è presa dal 7” che ha preceduto di qualche mese l’uscita di “Sonnenheim”.
La chiusura è affidata ad una crepuscolare “Winter Solstice”,
una ballata folk che riscalda l’inverno innevato in una apertura epica appena sussurrata che troverà la strada interrotta da un breve silenzio che sfocerà in una serie di loops sulla falsariga di “Alarm Agents” del padre-padrone Pearce.

È derivativo. Molto derivativo.
I riferimenti ai Death in June ed in particolar modo al triste e fiabesco “Rose Clouds of Holocaust” si sprecano. Addirittura si ha l’impressione di ascoltare una raccolta di b-sides. Ma… Ma se la formula funziona,
rapisce e regala momenti di buona musica che abbraccia anche alcune forme di musica tradizionale del Centro Europa, perché non dargli un sincero ed onesto ascolto? Immancabile per chi vive di folk,
con il neo ed l’apocalyptic davanti.

di Aldo Volpe ~ 30/01/2006


 



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