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Reviews at Darkroom Magazine (In Italian)
http://www.darkroom-magazine.it/ita/105/Recensione.php?r=1216

Le rune di Kim Larsen tornano nella loro danza antica e pagana:
i temi del passato dell'artista danese si rinnovano nei 13 brani di "Solanaceae".
La natura della sua terra, l'energia dei suoi boschi,
l'amore pagano per la Terra si esaltano nelle tracce di questo suo nuovo progetto,
di cui è il fondamentale catalizzatore. "...O deep woods and trembling air...", ovvero:
oh profondi boschi e tremolanti brezze...; "O Deep Woods",
nel suo omaggiare la profondità e l'essenza degli elementi,
complice la voce di Robb Chelsea (presente in altri due piccoli ed interessanti progetti come Novemthree
ed Arrowwood),
delicata come la voce di una silfide, è un po' il cuore della musica di questo progetto,
coadiuvato nello specifico dall'arrangiamento della violinista Anne Eltard
(già in passato più volte al fianco del Nostro).
Nasce come poema ottocentesco dalla penna di Rupert Chawner Brooke
e torna carico del suo fascino elementale nel rivivere tra le note degli artisti impegnati nei nostri giorni.
Gli ultimi anni di Larsen sono stati caratterizzati dalla sua presenza in vari progetti
(abbiamo atteso questo album dopo quattro anni da "Sonnenheim"), In Ruin ed Unto Ashes su tutti;
non è quindi un caso che Michael Laird sia presente sia come musicista che con la canzone che 'segna' tutto il nuovo lavoro dei suoi Unto Ashes: "The Blood Of My Lady".
Kim presta la sua voce all'album di Laird, ma questa dolcissima ballata viene inclusa nel suo lavoro.
Due continenti lontani legati dall'amicizia di due artisti, dalla loro sensibilità artistica,
da un brano che ha il sapore malinconico e dolciastro del sangue,
della perdita e del ritorno sotto nuove spoglie della dama.
Il fascino poetico del gotico che si tinge di romantiche e dolorose liriche,
nella voce profonda di Larsen non può che esaltarsi.
Psichedelica come le malinconie acide della wave di fine anni '80,
"The Blood Of My Lady" vede protagonista Laird al microfono,
ed è geniale l'idea di simbolizzare l'intesa raggiunta nelle rispettive uscite eleggendo questa song come rappresentante di questo stimolante sodalizio.
Anche Sonne Hagal aleggia 'non-presente'; l'uso della fisarmonica suonata da Vincent Farrow dona agli arpeggi di chitarra quel sapore malinconico di folk tedesco che SH,
insieme a Forseti ed altri, hanno esaltato nei loro album, mentre
"Hamlock And Mandrake Fields" langue accattivante nelle stesse modalità di
"Disappear In Every Way" o altri 'marchi' Death In June.
Peccato che Douglas Pearce abbia rinunciato ad orlare il suo sound con altri strumenti che non siano la chitarra:
la bellezza di "Solanaceae" è proprio il leggero ma fondamentale lavoro di orpellatura strumentale nel supportare il binomio voce-chitarra acustica.
Si fosse limitato a ciò, Larsen sarebbe scaduto nell'ennesimo lavoro omologato al genere;
l' affiancarsi di musicisti capaci e fantasiosi è stata l'arma vincente per fare in modo che il disco di debutto di questo poliedrico ensemble possa essere per fascino lo 'specchio europeo' del nuovo lavoro degli Unto Ashes.
I due album insieme onorano gli artisti coinvolti e la musica folk tenebrosa,
ma anche tutti coloro che in questo genere ed in questi musicisti 'purosangue' hanno sempre creduto.
Episodio inusuale ma connesso alla visione spirituale di Larsen,
"Samorost" è un madrigale quasi celtico per l'impiego del bodhran
(tamburellato dalle sapienti mani di Pythagumus Marshall, anche lui di provenienza Novemthree) e del flauto;
uniti alle pizzicate alle corde della chitarra di Kim ci donano un momento antico e sempre fascinoso,
suoni che legano la cultura musicale dell'Europa in ogni suo angolo.
Semmai ci fosse stato bisogno di conferme, Solanaceae è un progetto che,
proprio nel momento in cui il suo ambito è in declino, regala ai tanti amanti del genere qualcosa in cui credere: "Lucifer", "Sonnheim", ":Emptiness:Emptiness:Emptiness:"
e tutti i lavori firmati :Of The Wand And The Moon: sono pietre miliari che dalla Danimarca hanno attecchito nei favori di platee vaste,
e il merito di Kim Larsen oggi è quello di mantenere con orgoglio la propria arte nutrendola dell'antico fuoco sacro delle muse,
senza liturgie ma con una facoltà profondamente radicata,
ovvero il senso di appartenenza, il potere protettivo della mandragora... appunto, una solanacea!
Non sappiamo quale futuro possano avere questi musicisti insieme:
il presente sorride loro per il coraggio di avere 'osato' legarsi sotto l'egida di suoni che ognuno apporta in questo lussuoso mosaico sonoro.
"Solanaceae" è stato registrato tra Danimarca,
Stati Uniti e Germania con lo scambio interattivo di file su cui ognuno dei componenti ha incastonato il proprio prezioso contributo, con la speranza che i detrattori delle teorie 'brown-grey-area' una volta tanto tacciano godendosi le liriche e le note che Larsen ha saputo legare sotto il profumo di resina delle sue conifere, e non sotto chissà quali occulti intenti.

Nicola Tenani

 



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