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Review at Kronic.it :
http://www.kronic.it/artGet.aspx?cID=16485

Terzo capitolo – un po’ sgonfio - della saga di Kim Larsen
La trilogia acustica incominciata dall’ex Saturnus giunge un po’ stentatamente al termine.
Tanto espressivo nei momenti ispirati quanto altalenante nei risultati complessivi,
Larsen chiude questa parte della sua opera con un album che è un po’ la summa del primo
“Nighttime Nightrhymes” (un mezzo capolavoro) e del pregevole ma alterno “:Emptiness:Emptiness:Emptiness:”.

Abbandonati quasi del tutto i synth che affiancavano le parti acustiche nel primo album,
Larsen si dedica di più alla chitarra; l’ispirazione però gli manca in più di un’occasione e il songwriting mostra spesso la corda, scadendo in soluzioni ripetitive e poco espressive (vedi la title-track ad esempio).
Qualche buono spunto c’è, ad esempio in “Nær Skóg Nær Fjöllum”, cantata in islandese, o in “Unhappy Shaddowe”, ma l’impressione generale è che spesso Larsen abbia mirato più ad allungare il brodo e ad autocitarsi per concludere la trilogia, piuttosto che a plasmare nuove idee e nuove sensazioni.
Chi ama alla follia questo progetto potrà essere interessato a completare la collezione,
ma a chi volesse avvicinarsi alla produzione di Larsen consiglio sempre il primo, bellissimo, “Nighttime Nightrhymes”.

di Giuliano D'Amico


 



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